Le Logge Umbre - Oriente di Perugia - Loggia 'Guglielmo Miliocchi' n. 1020


Guglielmo Miliocchi è nato a Perugia il 12 settembre 1873 in una modesta famiglia che abitava nel centro storico e che con difficoltà economiche lo riesce a far studiare sino al conseguimento del diploma di Maestro elementare.

La sua vita lavorativa fu di esemplare linearità e moralità, accompagnata da una difficoltà economica sempre sopportata con estrema dignità fornendo ai giovani discepoli anche un esempio limpido di libertà di pensiero e di progresso civile.

Si oppose al regime fascista, che non solo lo privò della sua licenza di insegnamento, ma lo sottopose ad una serie di sorprusi sino alla detenzione. Perso l'insegnamento non richiese mai un aiuto ad alcuno, collaborando per sopravvivere alla consegna di giornali. La sua figura era nota in città: piccolo di statura, gibboso, con il viso scavato, fumatore incallito del sigaro, si riconosceva da lontano per vestirsi costantemente con un abito scuro con panciotto, su cui spiccava la catena del suo orologio da tasca; portava sempre una camicia bianca con una cravatta nera a fiocco e sopra un nero mantello a ruota, ed era familiarmente chiamato d a tutti con il soprannome di "Memmo".

Nel 1901 entra nella Massoneria, dove nel Rito Scozzese divenne maestro e riferimento di Mariano Guardabassi e Mario Angeloni, ed assurge ai più alti gradi divenendo, per la sua attività culturale e libertaria, oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità locali che lo definirono come un pericoloso sovversivo.

Fonda con Zopiro Montesperelli il "Popolo", settimanale repubblicano. Partecipò attivamente alla battaglia delle Argonne come garibaldino volontario (1914) e va sul San Michele nella prima guerra. Rientrato a Perugia riprende la vita politica, ricoprendo più volte il posto di Consigliere Comunale sia prima che dopo il fascismo. Fu Segretario del Partito Repubblicano, divenendo amico fraterno di Ugo La Malfa, Pacciardi, Facchinetti, Capitini, Mario Angeloni; socio della Società Generale di Mutuo Soccorso e Presidente del Circolo della Stampa, venne insignito Cavaliere Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica. Muore ad 85 anni in grave indigenza il 14 dicembre 1958 nella sua abitazione di Corso Garibaldi, scrivendo di suo pugno nel testamento "Ho vissuto e muoio nella fede in Giuseppe Mazzini".

Successivamente fu ricordato con simpatia e stima non solo da tutta la stampa di tutte le tendenze, ma anche ufficialmente in Consiglio Comunale e Provinciale a significare la grandezza dell'uomo.


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