Le Logge Umbre - Oriente di Terni - Loggia 'Publio Cornelio Tacito' n. 740


Publio Cornelio Tacito, storico della età imperiale, visse tra il 55 e 120 circa d.C..

Il suo praenomen è un mistero: in alcune lettere di Sidonio Apollinare ed in alcune vecchie e scritti poco importanti il suo nome è Gaius, ma nel manoscritto principale della tradizione il suo nome è Publius. Suo padre potrebbe essere il Cornelio Tacito, procuratore della Gallia Belgica e della Germania, in quanto un suo figlio viene citato da Plinio il vecchio come esempio di sviluppo e di invecchiamento anormalmente veloci, implicando una morte prematura. Dall'amicizia bene attestata fra Plinio il giovane ed Tacito gli studiosi traggono la conclusione che le due famiglie erano di categoria, facoltà e origini simili: ceto equestre, ricchezza significativa, famiglie provinciali.

Da giovane studiò retorica a Roma, come preparazione alla carriera nella magistratura e nella politica, e come Plinio potrebbe aver studiato sotto Quintiliano.

Nel 77 o nel 78 sposa Giulia Agricola, figlia dell'Agricola generale, ma niente si sa della loro unione o della loro vita domestica.

L'inizio della sua carriera avvenne probabilmente sotto Vespasiano divenendo questore, edile, tribuno della plebe, ma solo sotto Tito entrò realmente nella vita politica dapprima come quaestor, nell'anno 81 o nell'anno 82 per proseguire il suo cursus honorum, divenendo praetor nell'88 e facendo parte dei quindecemviri sacris faciundis, un collegio sacerdotale che custodiva i libri sibillini ed i giochi secolari.

Ricoprì funzioni pubbliche nelle province all'incirca dall'89 al 93 forse a capo di una legione, forse in ambito civile.

Sopravvisse con le sue proprietà al regno del terrore di Domiziano (93-96), ma l'esperienza lasciò in lui cupa amarezza, contribuendo allo sviluppo di quell'odio verso la tirannia così evidente nelle sue opere. Divenuto consul suffectus nel 97 durante il regno di Nerva durante tale periodo raggiunse i vertici della sua fama di oratore nel pronunciare il discorso funebre per il famoso soldato Virginio Rufo.

Nell'anno seguente scrisse e pubblicò sia l'Agricola sia la Germania, primi esempi dell'attività letteraria che lo occuperà totalmente fino alla sua morte. In seguito sparì dalla scena pubblica, a cui tornò durante il regno di Traiano, perseguendo, con il suo amico Plinio il giovane, Mario Prisco (proconsule dell'Africa) per corruzione e nel 100: Prisco fu riconosciuto colpevole e fu esiliato, e Plinio scrisse alcuni giorni dopo che Tacito aveva parlato "con tutto la maestosità che caratterizza il suo usuale stile oratorio".

Ha ricoperto la più alta carica di governatorato, quello della provincia romana dell'Asia in Anatolia occidentale, nel 112 o nel 113, come provato dall'iscrizione trovata a Milas. Un passaggio negli annali indica il 116 come il terminus post quem della sua morte, che può essere posta al più tardi nel 125.

Le opere di Tacito contengono molte informazioni sul suo mondo, ma i particolari sulla sua vita sono limitati. Quel poco che conosciamo deriva dagli indizi sparsi nel corpus del suo lavoro, dalle lettere del suo amico e ammiratore Plinio il giovane, da un'iscrizione trovata a Mylasa in Caria.

Il disprezzo mostrato da Tacito per gli arrampicatori sociali ha portato all'ipotesi che la sua famiglia provenisse da un ramo sconosciuto della gens patrizia Cornelia, ma nessun Cornelius si è mai chiamato Tacito. Ancora, le famiglie aristocratiche più antiche in gran parte erano state distrutte nel caos determinato dalla conclusione della Repubblica, ed è chiaro che Tacito deve la sua posizione sociale agli imperatori di Flavii. L'ipotesi che egli discendesse da un liberto non ha trovato nessun supporto oltre alla sua dichiarazione, in un discorso inventato, che molti senatori e cavalieri discendono da liberti, e tale ipotesi è stata prontamente abbandonata.

Cinque sono le opere attribuite a Tacito che sono sopravvissute, almeno in una parte sostanziale:
(98) De vita Iulii Agricolae ("La vita di Giulio Agricola) (98), De origine et situ Germanorum ("La Germania") (102), Dialogus de oratoribus ("Dialogo sull'oratoria") (105), Historiae ("Le storie") (117), Ab excessu divi Augusti (Annales).


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