Le Logge Umbre - Oriente di Spoleto


Loggia 'Luigi Pianciani' n. 1122

Figlio primogenito del Conte Vincenzo e della Principessa Amalia Ruspali, entrambi legati alla corte pontificia, Luigi nasce a Roma l'11 agosto 1810 e viene educato figlio secondi i crismi del tempo. Consegue la laurea in Giurisprudenze ribellandosi alle imposizioni volute dalla famiglia ed isolandosi in una ricerca interiore, ma accettando nello stesso tempo, solo per amore paterno, l'incarico di giudice della Rota e di ispettore delle dogane. Disgustato dal degrado morale della società del tempo la denuncia in una sua pubblicazione "La Roma dei Papi".

Nel 1836 fonda la Cassa di Risparmio di Spoleto, primo istituto del genere dello Stato pontificio, della quale ne è Presidente per molto tempo legandosi visceralmente alla città dove stringe amicizie repubblicane in una cerchia di amici Massoni quali i Pompili, i Massi Benedetti, i Brizi, i Caldarelli, ed altri.

Dal 1840 diviene un punto di riferimento di tutti gli avvenimenti locali e nazionali del tempo: volontario nella prima guerra di indipendenza del 1848, associato alla Giovane Italia, iniziato Libero Muratore ricoprendo nel Grande Oriente d'Italia l'incarico di Gran Tesoriere e Gran Maestro Onorario e di Garante di Amicizia (ambasciatore) presso la potente Massoneria Francese.

Nel 1848 costringe Pio IX, a seguito del convivio tenutosi nella attuale Villa Redenta, alla espulsione, come Gonfaloniere della città, dei Gesuiti da Spoleto, e l'anno successivo fu eletto Deputato alla Costituente Romana. La Costituzione inizialmente concessa dal Papa viene poi revocata dopo cinque mesi di libertà laica, costringendo Pianciani a fuggire prima a Gaeta e poi a riparare in esilio in Francia e in Inghilterra, dove è accolto da Mazzini e, nell'isolotto di Jersey, da Victor Hugo.

Deve riparare successivamente in Belgio e in Svizzera prima di potere rientrare in Italia il 21 agosto 1861, per giungere a Spoleto dopo 13 anni di esilio, dove fonda la Società del Benessere e quella del Mutuo Soccorso.

Alla testa di cento volontari spoletini segue Garibaldi per liberare prima Venezia, dove sventola il tricolore in cima al campanile di San Marco, e poi a Roma a Porta Pia, tornando dopo 22 anni nella città natale. Amico personale di Vittorio Emanuele diviene Deputato e successivamente Vicepresidente della Camera; eletto Consigliere Comunale di Roma ne diventa, dopo la liberazione, il primo Sindaco operando intensamente nel campo della urbanistica, dei servizi e della vita sociale.

Muore nella sua Spoleto il 18 novembre 1890 onorato e ricordato come un esempio fulgido del Risorgimento fedele al suo motto "culto di libertà, odio al papato, amore per il popolo".


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